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Legge urbanistica abruzzese, gli aspetti di una rivoluzione

20 maggio 2024 | 07:20
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Legge urbanistica abruzzese, gli aspetti di una rivoluzione

La nuova legge urbanistica impegnerà amministratori e professionisti in alcune sfide e priorità inedite. Ci sono anche elementi da chiarire

Zero consumo di suolo, priorità alla rigenerazione urbana, qualche nodo da sciogliere in corso d’opera. La nuova legge urbanistica abruzzese, in vigore dal dicembre scorso, porta con sé novità significative per amministratori e professionisti.

Donato Di Ludovico, presidente della sezione regionale dell’Istituto Nazionale di Urbanistica e docente all’Università dell’Aquila, spiega che “i grandi obiettivi della legge sono due, condivisibili dal punto di vista etico e culturale: l’orizzonte del consumo netto di suolo zero da raggiungere entro il 2050 e quello della rigenerazione urbana. Significa in estrema sintesi che le città abruzzesi devono arrestare la loro espansione territoriale aumentando la densità del costruito, dell’esistente. Il suolo che non viene consumato serve per la produzione agricola”.
Per sostenere gli amministratori e i professionisti nell’applicazione della nuova legge l’INU ha organizzato all’Aquila, assieme all’Ordine degli architetti provinciale, tre seminari di lavoro. Al centro dell’attenzione gli strumenti attraverso i quali si realizzano i due obiettivi cardine della normativa.
Lo stop al consumo di suolo, dice Di Ludovico, passa in prima battuta per l’impegno dei Comuni, ciascuno dei quali “dovrà individuare entro due anni dall’entrata in vigore il perimetro del territorio urbanizzato. Solo al suo interno si potranno fare operazioni urbanistiche, mentre al di fuori non sarà permesso”. La fissazione di questi “confini” passerà da atti di tipo amministrativo. Il secondo obiettivo della legge, la rigenerazione urbana, sarà quindi condotta in aree delimitate e “stimolata da incentivi di tipo volumetrico, che in alcuni casi saranno molto alti, fino al 65 per cento delle dimensioni degli edifici su cui si opererà. E’ chiaro che questo porterà con sé problemi di tipo urbanistico: perché se è senz’alto positivo, in termini di rinnovamento e adeguamento del patrimonio edilizio, sostituire parti di città (visto che in molti casi la strada non potrà che essere la demolizione e la successiva ricostruzione), dall’altro si andrà ad aumentare la popolazione in aree già consolidate, dove il livello di servizi non potrà che restare quello che c’era in precedenza”.
Una particolarità della legge abruzzese è che, a differenza di alcune recentemente approvate in altre regioni, non prevede la possibilità di trasferire i diritti edificatori da una parte all’altra della città, a meno che non venga previsto espressamente dai Comuni secondo percorsi definiti.
Esiste in realtà nell’ambito del provvedimento anche la possibilità di “fare consumo di suolo” al di fuori dei confini del territorio urbanizzato individuato dai Comuni. Questo potrà accadere attraverso gli strumenti della retrocessione e della desigillazione. Nel primo caso si tratta di una procedura (già utilizzata in alcune città, come L’Aquila e Teramo) attraverso cui si dà ai proprietari la possibilità di “retrocedere” terreni, da edificabili ad agricoli. In questo modo si acquisisce, dice la nuova legge urbanistica, la possibilità di consumare suolo, quindi di edificare, altrove. La desigillazione invece prevede l’opportunità di riportare a verde, deimpermeabilizzare, terreni sigillati, ovvero cementificati. In quel caso l’estensione dell’area coinvolta dall’operazione può essere riportata altrove per realizzare nuove edificazioni. Di Ludovico mette in guardia su quest’ultima procedura perché, oltre a non essere del tutto chiara nei meccanismi, rischia di trasformarsi in una leva per creare occasioni finanziarizzazione e speculazione attraverso l’acquisizione di diritti vendibili. Un aspetto su cui dirà l’esperienza, eventualmente ponendo la necessità di riadeguare la legge. “Ci sarà in generale bisogno di rodaggio”, conclude il presidente regionale dell’INU.