
Il reparto di medicina generale dell’ospedale San Salvatore chiude i battenti.
La novità è inserita nel piano di ristrutturazione aziendale predisposto dalla Asl che prevede il mantenimento della sola medicina universitaria. Il tutto spiegato dalla Asl con la necessità di razionalizzare risorse e strutture anche attraverso l’eliminazione dei doppi reparti.
Una soluzione contestata dagli operatori in servizio nel reparto, secondo i quali «tutto ciò sta avvenendo nella piena e indifferente disattenzione politica, amministrativa e medica. Il che significa che la città sta rinunciano a una lunga ed eccellente esperienza che viene sacrificata sull’altare di una non si sa quanto remunerativa spending review aziendale e dei soliti equilibri di potere, senza vantaggi per gli utenti.
Di fronte a una così negativa decisione che declassa non solo l’ospedale San Salvatore ma l’intera città, ci saremmo aspettati una protesta immediata da parte del Comune, tanto più che alcuni dei suoi rappresentativi esponenti non possono far finta di non sapere cosa è previsto nel piano aziendale». Una chiusura che non trova giustificazione, per gli operatori, che invitano la città a ricordare anche «l’enorme lavoro svolto dai medici e da tutto il personale del reparto in occasione del sisma e nei mesi successivi. Con la soppressione di medicina ospedaliera sparirà un reparto di eccellenza».
Di diversa opinione il manager della Asl, Giancarlo Silveri, secondo cui il piano aziendale non contiene alcuna misura volta a declassare il San Salvatore. «È stato deciso di lasciare una sola medicina, quella universitaria, e di trasformare l’altro reparto in una unità semplice dipartimentale che si occuperà di cose più specifiche.
Gli utenti non avranno nulla da temere e generalmente a sollevare problemi sono solo i medici che intravedono, con il ridimensionamento delle unità complesse, una limitazione dei loro spazi. La verità è che la norma fissa il numero delle unità operative complesse sulla base dei posti letto. L’Aquila ha 23 unità complesse. Sulla scorta di ciò abbiamo cercato di cogliere l’occasione della chiusura di medicina per arricchire il numero delle unità operative semplici e dipartimentali».
Fonte IlCentro.it