Pasqua a Paganica tra passato e futuro

29 marzo 2015 | 11:54
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Pasqua a Paganica tra passato e futuro

di Raffaele Alloggia*

Il solito tempo irrequieto di primavera ci ricorda che la Pasqua è vicina e con essa, a Paganica, ritornano le Feste Patronali dei protettori San Giustino e Madonna D’Appari.

Sembra ormai entrata in regime la regola che i paganichesi si sono imposti dopo il 2012, quando, forse l’unico anno nell’antica storia del paese, le feste Patronali furono soltanto religiose poiché non si trovarono persone disponibili a reperire le risorse per festeggiare la ricorrenza anche sotto l’aspetto ludico; una norma non scritta ma suggerita dal buon senso, in base alla quale tutti i cittadini di ambo i sessi che compiono i 50 anni entro l’anno in corso sono chiamati ad aiutare il Parroco a reperire tali risorse per fare una festa completa, della quale tanto bisogno c’è dopo quel 6 aprile.

E’ interessante come nel passato, fino alla metà del secolo scorso, fosse così forte l’attaccamento a questa tradizione religiosa. Si iniziava la “[i]cerca[/i]” o questua già dal mese di maggio, quando si falciavano i prati, e proseguiva per tutto l’anno. Difatti così leggiamo nel Libro Mastro del 600 della Parrocchia, “[i]devono dare per tanto fieno fatto per cerca nelle prata per carlini quindici, devono dare nove some de grano sconcio fattosi per la cerca per la terra e per l’ari, carlini dodici per ritratti di trecento ova, nove carlini ritratti di tre canne di panno intrato alla Madonna, cinque ducati intrati per quattro barili di mosto, carlini tre tanti ritratti di tre centinaia di agli, devono dare ducati quattro tanti ritratti dalla cerca per la zafferana [/i]”. L’offerta dello zafferano è indice di come, nel nostro territorio, da sempre questo “oro rosso” sia stato coltivato, tanto che uno studio dettagliato e meticoloso fatto risalire nel 1880, dal dottor Giuseppe Piccioli di Navelli, ci dice che ben 63 ettari di terreno nel comune di Paganica erano adibiti a questa coltura, con una produzione di 777 chilogrammi, quantità maggiore rispetto a tutti i comuni della provincia dell’Aquila, ivi compresi alcuni comuni della Marsica e della Valle Peligna.

Insomma le feste Patronali sono risultate più forti della tragedia del terremoto dell’aprile 2009. In quell’anno, ad appena una settimana dal sisma, quando già tutto era pronto per la festa con le luminarie appese nelle vie del paese, seppur sconvolti dall’evento i paganichesi reagirono e la processione, non potendo passare per il centro storico inagibile, si snodò tra le quattro tendopoli allestite dalla protezione civile tra la commozione di tutti.

Quest’anno nel giorno dedicato al nostro patrono San Giustino ricorre il sesto anniversario del sisma che sconvolse il nostro territorio. Qualcosa è stato fatto riguardo alla ricostruzione, ma molto c’è ancora da fare, in particolare per chi abitava nel centro storico.

Anche quest’anno, e chissà ancora per quanti anni, la processione non passerà in quel percorso che abbracciava tutto il paese, dove il suono della banda si infilava in quei vicoli e dalle finestre danzavano petali di rose sopra le statue dei Santi, per poi sostare in quella piazza che in questi anni è stata luogo di incontro e dibattito, eventi particolari e giornate culturali come nel “Natale in Piazza”, un modo di protestare educato, mirato a riconquistare quei luoghi.

Neanche la secolare esposizione delle reliquie dalla bellissima balconata in ferro battuto della seicentesca chiesa parrocchiale sarà possibile riproporre, eppure nel giorno dell’Epifania 2010 il Vescovo, durante la messa, annunciò che erano disponibili le risorse dell’otto per mille per riparare la chiesa. Mentre nulla è stato fatto, dopo 6 anni, per la “ricostruzione sociale” a Paganica, in particolare per i giovani.

Con le feste patronali ritorna anche la “Fiera di Pasqua”, quella degli ultimi anni non piace ai paganichesi: è poco più del mercatino del venerdì. E’ vero che i tempi cambiano, ma chi in questi anni ha gestito la fiera nulla ha fatto per adeguarla a quelle che sono le tradizioni locali, non manifestando interesse per i prodotti agricoli e artigianali del territorio, memori di essere appartenuti a quella “Civiltà Contadina” di cui la fiera era il cuore pulsante. È per questo che l’Amministrazione degli Usi Civici di Paganica e San Gregorio nel suo programma prevede la riacquisizione della sua gestione da parte dei cittadini paganichesi, sia della fiera di Pasqua, che quella di Ognissanti. Sarà comunque anche quest’anno un importante momento di aggregazione sociale, indispensabile per il comprensorio dopo ciò che ci è capitato quel 6 aprile.

A stento, causa anche la lunga e forte crisi economica, si va avanti ma, grazie ai “giovani del 65”, che, in collaborazione con il parroco Don Dionisio Rodriquez, hanno preparato un programma sia religioso che civile di tutto rispetto, le feste di Pasqua 2015 saranno all’altezza dell’antica tradizione.

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