
Quattro finestre si aprono sul pavimento del cortile permettendo di osservare rispettivamente una porzione dell’antica pavimentazione, due condotte idriche e le volte a botte di due cisterne per la raccolta dell’acqua. Il pavimento è stato lastricato con materiali diversi, disposti in maniera tale da lasciar intendere l’antica suddivisione degli spazi e la costituzione delle volte. Gli ormai scomparsi tracciati murari sono indicati dalle porzioni di pavimento realizzate con i sassi mentre la zona lastricata in pietra corrisponde alla porzione che nel Cinquecento si trovava a cielo aperto. All’interno delle zone del pavimento corrispondenti alle stanze sono state tracciate delle linee, anch’esse realizzate con materiali lapidei, che lasciano intendere quale ambiente fosse coperto da una volta a botte e quali da una volta a crociera. I basamenti delle colonne sono invece evidenziati da cerchi illuminati a led. La luce è infatti essenziale per comprendere come fosse l’aspetto interno del palazzo nel 1500 dal momento che luci al led incorniciano anche le evidenze archeologiche esposte al di sotto del pavimento nonché i profili delle volte riprodotti lì dove i soffitti andavano ad incontrare il muro esterno. Tre pannelli esplicativi illustrano le varie fasi che hanno portato alla definizione del progetto, la ricostruzione della corte interna è stata infatti possibile grazie allo studio degli elementi architettonici ritrovati durante gli scavi unitamente ad un’attenta comparazione con cortili e chiostri di altri palazzi aquilani, in particolare con quello di Palazzo Bonanni. Ciò ha consentito anche una ricostruzione in 3D della struttura che è stata riportata al di sopra dei tre pannelli con immagini raffiguranti scene di vita quotidiana nel Sedicesimo secolo. L’unico tocco di modernità nel piccolo museo all’aperto è dato da tre sagome di forma umana poste a simboleggiare tre silenziosi guardiani del tesoro ritrovato.
Giovedì, in occasione dell’inaugurazione ufficiale, saranno esposti i manufatti che sono stati trovati in gran numero durante gli scavi e che testimoniano come il sito sia stato abitato ininterrottamente, dagli inizi della storia aquilana ad oggi. Tra gli oggetti rinvenuti si annovera infatti una moneta in bronzo del tredicesimo secolo e svariati reperti ceramici risalenti al 1800, quando nel palazzo aveva la propria bottega il vasaio francesco Setta.
Ad illustrare le modalità con cui sono stati portati avanti gli interventi e con quali chiavi di lettura siano stati interpretati i ritrovamenti architettonici sono stati la soprintendente M. A, Vittorini, i progettisti Giuseppe Cimmino e Fernando Paris e la squadra di archeologi che ha curato gli scavi. Presente anche l’assessore alla cultura Sabrina Di Cosimo che ha espresso parole di grande apprezzamento: «Forse è davvero giunto il momento che gli aquilani si riapproprino della loro storia e di tutte le meraviglia che, giorno dopo giorno, la nostra città ci svela». Soddisfatta anche la dottoressa Vittorini: «Questa città si sta rivelando una vera macchina del tempo, emergono continuamente reperti di tutte le epoche e sta a noi gestire la ricostruzione in maniera tale che possa tornare a vivere non solo la città moderna ma anche quella antica tramite interventi di archeologia urbana come quello che è stato portato avanti nel caso di palazzo Pascali». I lavori eseguiti nel cortile di Palazzo Pascali sono, nel panorama della ricostruzione aquilana, un esempio di come la collaborazione tra progettisti, Soprintendenza, Comune e proprietari lungimiranti possa portare a risultati in grado di riqualificare il tessuto urbano.









