Sant’Antonio Abate, il protettore degli animali

In questo giorno tradizionalmente vengono benedetti gli animali e le stalle invocando la protezione del santo.
Il legame tra il Santo e gli animali ci viene narrato anche dall’iconografia secondo la quale solitamente il Santo viene raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella.
La motivazione è da ricercare nella tradizione dell’ordine degli Antoniani di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio (sfogo pruriginoso della pelle simile alla varicella).
I maiali circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella, da qui l’elemento figurativo.
Il Santo è realmente esistito: nacque a Coma in Egitto (l’odierna Qumans) intorno al 251 in una famiglia di ricchi agricoltori cristiani.
Rimasto orfano prima dei vent’anni, Antonio distribuì i beni ai poveri, affidò la sorella ad una comunità femminile e si ritirò in eremitaggio nel deserto della Tebaide in Egitto vivendo in preghiera, povertà e castità.
La tradizione vuole che la notte della vigilia del 17 gennaio nella stalla si sentano gli animali parlare, e la benedizione delle state in questo giorno è tradizione radicata e ben viva: nelle città si portano a benedire gli animali da compagnia, dai grossi cani ai piccoli pesci.