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Emergenza Poesia, l’immobilità e le evasioni

16 marzo 2020 | 07:48
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Emergenza Poesia, l’immobilità e le evasioni

La poesia in tempo di emergenza: spunti poetici per reagire all’isolamento da Coronavirus. L’appuntamento giornaliero curato da Alessandra Prospero per Il Capoluogo: oggi con Jules Supervielle

La terra fila il suo cammino
E gira intorno alla sua idea
Ma obbliga città, campi e giardini
A conservare l’immobilità.

Le nuvole passano rapide
Preoccupate per le evasioni.

Camminamento di ronda”, Jules Supervielle

Leggendo questi brevi versi, è impossibile non constatarne l’attualità. Queste brevi pennellate verbali appartengono a un poeta scomparso esattamente 60 anni fa: Julius Supervielle. Nato a Montevideo da padre bearnese e madre basca, anche nella storia biografica l’autore ha un incredibile legame con i nostri giorni.
I genitori morirono quando egli aveva solo otto mesi, probabilmente per aver bevuto dell’acqua infetta durante un viaggio. I suoi primi versi risalgono proprio alla scoperta, avvenuta in giovane età, della verità sulla loro morte, come un argine che viene rotto dalla potenza del dolore. Gli sconvolgimenti della sua vita personale però si traducono in uno stile limpido e pulito, senza neanche il ricorso a preziosismi lirici.

Gli spazi che descrive non sono mai scomposti ma silenziosi, immensi e disabitati, come i nostri odierni e le evasioni che cita nell’ultimo verso richiamano quelle di questi giorni: speriamo che cedano il passo a una pacata limpidezza di reazione da parte di tutti, cosicché le nuvole possano tornare ad osservarci senza preoccupazione.