La Natale e la Pasqua de jennaro, le feste nella tradizione aquilana

A L’Aquila il Natale… È femminile: storia della Natale – il “capodanno aquilano” – e della Pasqua de jennaro nel contributo di Mauro Rosati dell’Archeoclub L’Aquila.
Buona Natale! No! Non mi sono sbagliato! È proprio così che si pronuncia nella tradizione dialettale aquilana. Come ci fa osservare il prof. Carlo De Matteis – nei suoi commenti alla Cronica del nostro Buccio di Ranallo – “Natale” ad Aquila si declina al femminile perché deriverebbe dal francese “la Noël”; da qui, l’uso aquilano “la Natale”.
E poi il “Capodanno”! “La Natale” era il nostro Capodanno aquilano. Anche questo ce lo ricorda Buccio di Ranallo in vari passaggi della sua opera; ad esempio quando parla dell’inizio del Giubileo del 1350, dopo la descrizione del grave terremoto del 1349: «Poi venne la Natale ‘ntrò l’anno Jebelleo» (Venne la Natale e iniziò l’anno del Giubileo).
Perché Capodanno a Natale? Nel Medioevo si erano diffusi diversi “stili” di calendario: si usava il calendario giuliano ma, a seconda delle zone d’Italia e d’Europa, il Capodanno cadeva in un giorno diverso dell’anno in base allo “stile” adottato in una certa zona; lo “stile” era ovviamente legato sempre a un giorno simbolico della liturgia cristiana. Ad Aquila si usava lo “stile della Natività”, per cui il nuovo anno iniziava il 25 dicembre. Ecco perché al giorno d’oggi, il 25 dicembre potremmo dirci anche «Buona Natale e Buon Anno!»; un modo simpatico per conservare e tramandare le nostre tradizioni più antiche.
Ora facciamo un “salto” in avanti di 12 giorni e arriviamo alla «Pasqua Bbifania che tutte le feste le manna via». Ho sentito spesso persone anziane che nel giorno dell’Epifania dicevano «Bbona Pasquetta». Perché? Perché il 6 gennaio si festeggia la «Pasqua Epifania», ossia la “prima” Pasqua dell’anno, che precede quella primaverile, centro dell’anno liturgico.
L’Epifania (“manifestazione”) – infatti – è il giorno in cui “ufficialmente” per la prima volta Gesù si mostra al mondo, quando i Magi lo raggiungono per consegnare i loro doni; quindi, Dio che si manifesta nella persona di suo Figlio (Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo). Nella liturgia, il giorno dell’Epifania si recita solennemente l’«Annuncio del giorno della Pasqua» con la sua data e con quelle di tutte le festività liturgiche che da essa derivano – prima e dopo – (le “feste mobili”).
Quindi “Pasquetta” indica la prima Pasqua dell’anno che precede la Pasqua “più conosciuta”, ossia quella che cade la prima domenica dopo la prima luna piena di Primavera.
In Campania, ad esempio, è tradizione consumare la prima pastiera nel giorno dell’Epifania; e non per caso. La pastiera, infatti, è un noto dolce pasquale della tradizione napoletana e campana.
E per concludere, anche qui ci viene “in aiuto” Buccio di Ranallo che in una quartina della sua Cronica rimata cita la «Pasqua de jennaro» (la Pasqua di gennaio). Ce ne parla quando racconta l’elezione del Governo delle Arti ad Aquila, nel 1354:
«Poi che questo fo facto, lu consillio adunaro, /
e•llu sequente jornno, poi Pasqua de jennaro, /
fra li altri dieci elessero como illi conselliaro, /
lu capetano co•lloro, in cinque lo frenaro»
(Dopo che ciò fu fatto, riunirono l’assemblea / e il giorno seguente, dopo la Pasqua di gennaio, / ne elessero dieci fra tutti, come essi avevano consigliato, / il capitano con loro e in cinque lo controllavano).
Mauro Rosati