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Caro bollette, ristoranti e bar staccano la spina: “È una selezione naturale, chi vive e chi muore”

7 ottobre 2022 | 07:03
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Caro bollette, ristoranti e bar staccano la spina: “È una selezione naturale, chi vive e chi muore”

Ripresa post Covid? La ristorazione torna a lanciare un disperato grido d’allarme, colpa del Caro bollette. “Prima il Covid, poi l’aumento delle materie prime, ora le bollette. Senza un intervento, in tantissimi si arrenderanno”

CARO BOLLETTE – “Noi abbiamo il fotovoltaico nel nostro ristorante, eppure il prezzo delle bollette è triplicato. Ora inizierà la selezione naturale, alcuni sopravvivranno, altri moriranno”. Molto più che un grido d’allarme, i ristoratori non ce la fanno più: e non sono i soli. Basta promesse, adesso si aspettano risposte. Le loro voci.

Con questo caro bollette la ristorazione è già in perdita. Ma per quanto tempo si riuscirà a sopportare questa situazione? L’affitto resta, così come restano le spese per i dipendenti. Le bollette arriveranno ogni mese…Si pensi che a L’Aquila noi imprenditori abbiamo dovuto fare i conti prima con il terremoto, poi con il Covid19. Emergenze e promesse. Alla fine dei fatti, i rimborsi sono stati praticamente nulli: come ci si può ancora fidare dello Stato?
Tra quindici giorni, se non ci sarà un intervento del Governo, saremo in molti ad abbassare le serrande: perché non si può finire davanti a un giudice a spiegare come mai non abbiamo pagato l’affitto. Chiudere sarà per molti il male minore. 

La ripresa post Covid? Tanto invocata, tanto attesa, soprattutto da chi era stato costretto a chiudere la proprie attività o a limitarsi per mesi interi all’asporto. Eppure, con l’autunno appena iniziato, sembra quasi che ristoranti, bar e alberghi si avvieranno ad un nuovo lockdown, questa volta volontario. Solo qualche giorno fa, Il Capoluogo ha pubblicato la notizia del ristorante I Due Magi che, a causa del caro bollette, ha deciso di chiudere per tutta la stagione invernale. Questione di sopravvivenza, in realtà.
E la colpa non è più della curva dei contagi di nuovo in rialzo, ma dell’inarrestabile aumento delle bollette di luce e gas. 
Un rincaro senza precedenti, che rischia di spegnere tante, troppe luci nel settore della ristorazione, quello che più di tutti ha trainato una ripresa economica appena iniziata e già destinata a naufragare. Ci troviamo di fronte a quella che in molti hanno definito la “tempesta perfetta”, in cui l’aumento del costo dell’energia è direttamente proporzionale all’aumento del prezzo del gas: infatti, la principale fonte di produzione dell’energia elettrica destinata al mercato è rappresentata proprio dal gas (si tratta del 77,46% ndr).
“Ci ritroviamo ormai – ci spiega un ristoratore – a pagare bollette esorbitanti e finiamo per tirare fuori soldi dalle nostre tasche. Ad oggi solo così si riesce, a fatica, a mandare avanti l’attività. Ma fino a quando?”. 

Sembra essere questione di tempo, allora. “Se non ci sarà un intervento dall’alto entro due settimane, saranno in moltissimi a chiudere. Quante persone finiranno in cassa integrazione? Quante saranno direttamente licenziate? Quanti ristoranti e locali chiuderanno per non riaprire più? Commercianti e piccoli imprenditori non potranno a lungo continuare ad attingere dai propri risparmi. Lo stanno facendo in realtà già da qualche tempo, ma ormai la corda si sta spezzando”.

“Il problema – ci spiega un altro ristoratore – è che oggi funziona tutto tramite corrente elettrica. Il gas, nel nostro mondo, ha un impatto relativamente marginale, perché tutto ciò che si trova all’interno dei ristoranti è alimentato dalla corrente. Il gas, quindi, si consuma e paga soprattutto per i riscaldamenti. A metterci in difficoltà è il doppio rincaro: quello del gas, già di per sé consistente, è accompagnato da quello pesantissimo dell’energia. Un uno-due tremendo, che si traduce in un’uscita non più sostenibile e, tra l’altro, non pianificata preventivamente in alcun bilancio. Del resto, era impossibile farlo”. 

Sul conto economico di un’azienda la spesa per l’energia elettrica incide, in tempi normali, tra il 4 e il 5% del fatturato. Considerando l’attuale crisi energetica e le attuali tariffe, si arriva al 20-30% di costi energetici. Ciò significa che, nell’arco di soli due o tre mesi, ci siamo trasformati in aziende energivore, lamenta ancora un ristoratore dell’aquilano.
Sembrano lontani i tempi in cui a lanciare veri e propri sos erano state le aziende di produzione e lavorazione di ceramica, in considerazione della natura della loro attività e del già importante aumento del gas registrato fin da inizio 2022.

“Pensavamo che dopo l’aumento delle materie prime, causato dalla guerra, la situazione si stabilizzasse”, ci spiega un ristoratore marsicano – Invece è arrivata l’ennesima mazzata, quella delle bollette. Siamo al paradosso. Servono interventi urgenti o non ce la faremo”. E se c’è chi ha già alzato bandiera bianca, anche al di fuori del settore della ristorazione le bollette creano più di qualche difficoltà. Il Capoluogo, qualche settimana fa, aveva delineato la situazione della piscina comunale dell’Aquila: un’ora in meno di apertura proprio per limare anche sulle spese di riscaldamento e elettricità.

“Chi fa questo lavoro tocca con mano la gravità della situazione. I nostri locali – conclude il titolare di un ristorante della Subequana stanno godendo al momento di un buon numero di presenze anche grazie al bel tempo, ma adesso arriverà l’autunno vero, poi il freddo e arriveranno, soprattutto, le bollette. E saranno salatissime. Lo saranno per noi e per tutte le famiglie. Quanti ancora sceglieranno di andare a mangiare fuori? Non è solo un problema di bollette, ma è tutto ciò che questo andrà ad innescare. Così andare avanti è impossibile.

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