Lutto perinatale, essere genitori fra cielo e terra

“Ho scoperto di essere mamma tra cielo e terra. E di voler condividere il dolore per un lutto che non viene ancora percepito dalla società come tale”. Il 15 ottobre la giornata per il lutto perinatale: quanto è importante l’informazione e farsi attraversare dal dolore per superarlo.
Lutto perinatale, il 15 ottobre la giornata mondiale di sensibilizzazione – anche nota come BabyLoss Awareness day, ovvero consapevolezza sul lutto in gravidanza e dopo la nascita.
60mila donne ogni anno perdono un bambino in gravidanza o dopo la nascita. Se lasciate senza sostegno, 20mila sviluppano disturbi ansiosi o depressivi.
E’ proprio la parola consapevolezza a fare la differenza, ad ogni livello: per i genitori, che si trovano al centro di un dolore che sembra essere più forte di loro. Per coloro che stanno loro vicini, che spesso si sentono impotenti. Ma anche e soprattutto per il personale medico, che riveste un ruolo fondamentale: empatia la parola chiave, fondamentale per non minimizzare, non svilire, non ignorare una perdita.Una vita che se n’è andata.
“In quel mese e mezzo andai due volte in terapia, volevo che qualcuno mi facesse sfogare. Il mio lutto non era vissuto come tale, perché “gli altri” non hanno visto un feretro, non sono stati presenti ad un funerale, per “gli altri” è come se nulla fosse successo e chi esagera sei tu, tu mamma che hai dovuto dire addio ai tuoi figli.
Arrivò il 15 ottobre, turno 6-14, le colleghe mi hanno semplicemente abbracciato; era un abbraccio silenzioso, ma pieno di parole. Arrivò la pausa, andai in bagno e con grande sorpresa mi arrivò il capoparto; mi assentai una buona mezz’ora perché il dolore era riemerso tutto insieme. Non ero pronta. La ferita era ancora viva in me, mi ricomposi e ripresi a lavorare. Terminato il turno, mi collegai sui social e scoprii che il 15ottobre era una data da ricordare, e forse quello fu il loro modo: chissà…
Ho scoperto allora che ero mamma tra cielo e terra, ho scoperto che il mio, il nostro dolore non è percepito allo stesso modo dalle famiglie, ho capito che c’è ancora troppa poca informazione. Un pensiero oggi lo voglio regalare a tutte noi che abbiamo sofferto e che ci siamo leccate le ferite, che siamo nate guerriere e che continueremo ad esserlo per i nostri bimbi in cielo e quelli in terra.”
Chi parla è Elisa (nome di fantasia, per rispetto della privacy), mamma tra cielo e terra e mamma prematura di Chiara. Le parole che vengono dal cuore aiutano a dare significato alle esperienze vissute, ai pensieri, ai sentimenti e alle emozioni ad esse legate.
Anche e soprattutto quando si soffre per una perdita che, spesso, è ancora un tabù nella nostra società: il lutto perinatale.
Ed ecco, allora, che raccontare sè stessi, raccontare la propria esperienza può diventare una via di crescita personale di grande impatto nella nostra vita, e aiutare anche chi si trova di fronte a un muro, che non riesce ad oltrepassare.

La giornata per la consapevolezza del lutto perinatale nasce proprio per questo: per dare una forma nuova alla propria storia vissuta. Anche attraverso la scrittura per guardare, toccare, manipolare la perdita. L’idea di un laboratorio online – su piattaforma Zoom – è della dottoressa Francesca Leoncini, Psicologa Perinatale consulente della Terapia Intensiva Neonatale e Neonatologia del Presidio Ospedaliero San Salvatore di L’Aquila.
“Uno spazio aperto a chiunque abbia vissuto un lutto perinatale, dove toccare delicatamente il cuore di chi ha avuto esperienza di perdita e dare una lettura nuova della realtà che si è vissuta o che si sta vivendo da genitore: ma anche per chi la sta vivendo da vicino, seppur non in prima persona, come nonni, fratelli, amici, colleghi” spiega la dottoressa Leoncini.
In questo spazio e anche negli incontri successivi – spiega – si vogliono far avvicinare i partecipanti al lutto e imparare a guardare ad esso non come un problema psicologico ma come una fase di passaggio. “Una reazione evolutiva, un processo naturale; attraversarlo e portarlo a termine ci farà stare meglio. Lo stesso processo del lutto, come il processo di scrittura autobiografica, è terapeutico perché ci permette di portare dentro di noi il dolore trasformandolo in ogni momento e fase della nostra vita futura”.
