Intelligenza Artificiale con il professor Emanuele Frontoni, una base di consapevolezza e tanta voglia di sperimentare

L’intelligenza artificiale tra rischi e opportunità, a Grandangolo l’intervista al professor Emanuele Frontoni.
Nella nuova puntata di Grandangolo prospettive e applicazioni dell’Intelligenza Artificiale. L’intervista al professor Emanuele Frontoni, ordinario di informatica all’Università di Macerata e dal 2022 nella World’s Top 2% Scientists della Stanford University.
Una applicazione “democratica” che non necessita di eccessivi rudimenti tecnici quella dell’Intelligenza Artificiale, passata dal generale sospetto e scetticismo a un diffuso utilizzo, dalle grandi aziende a quelle più piccole, del territorio fino ai privati. Nella rubrica Grandangolo, il direttore David Filieri ne ha parlato con il professor Emanuele Frontoni, ordinario di informatica all’Università di Macerata e codirettore del VRAI-Vision Robotics & Artificial Intelligence Lab, dal 2022 nella lista annuale World’s Top 2% Scientists della Stanford University, che elenca il 2% degli scienziati più citati al mondo sull’intelligenza artificiale e sul Image Processing.
“Per utilizzare l’Intelligenza Artificiale – ha sottolineato Frontoni – non occorre un professore di informatica o in generale un informatico. Tutti possiamo tranquillamente iniziare subito a lavorarci. C’è un accesso molto ‘democratico’ a queste tecnologie”. Chiunque infatti può iniziare a interagire con un chatbot, anche se “servono comunque una base di consapevolezza e tanta voglia di sperimentare“.
Questa sperimentazione rappresenta una “sfida rilevante per le piccole e medie imprese e per l’industria italiana, poiché da essa deriva la possibilità di riprendere in mano una produttività, una capacità di innovare che è stata tipica del nostro mondo e dei nostri territori”.
“C’è ancora molto da scoprire” avvisa però il professore. Per farlo, è necessario il coinvolgimento di enti, aziende, ma anche di figure come “giornalisti, cameraman, fotografi, tante professioni del mondo della scuola, un mondo che deve assolutamente sperimentare. Sperimentazione è proprio la parola chiave, perché sebbene esistano molti nuovi strumenti, non se ne conoscono ancora appieno gli impatti, sia positivi che negativi. E sperimentare significa essere capaci in maniera molto corretta di dire quello che funziona e quello che non funziona, quello che risulta prezioso e quello che diventa rischioso“.
Ad ogni modo, “oggi non siamo al cospetto di un’AI capace di sostituire un essere umano, piuttosto è capace di supportarlo. E per sfruttare questo supporto è necessario allenarci a collaborare tra essere umani e intelligenza artificiale” .
Tema caldo, quello relativo al lavoro e alla crescita economica. Il professor Frontoni riconosce il rischio relativo alla perdita di posti di lavoro in determinati settori, ma lo bilancia con gli aspetti positivi, citando come il mondo del digitale sia in “caccia perenne di risorse umane. Sebbene alcune professioni subiranno un impatto, ci sarà tempo per adeguarsi. La necessità di risolvere lacune di competenze è cruciale, soprattutto nel settore dell’informatica, per portare avanti la trasformazione digitale. La collaborazione tra esseri umani e IA potrebbe essere una risposta per far fronte alla domanda di competenze”.
Altra questione particolarmente importante, quella legata alla medicina, dagli algoritmi di predizione delle complicanze delle malattie, alla robotica e agli arti artificiali.
Infine, ma non per importanza, il tema etico. Dal punto di vista informatico, l’etica si traduce con la capacità di capire “perché un algoritmo prende una determinata decisione, un aspetto cruciale soprattutto in sanità“.
Altro tema importante è quello dei “bias” e delle “discriminazioni” presenti anche negli algoritmi. Per Frontoni, la soluzione passa attraverso la “responsabilità degli esseri umani di scegliere i prodotti che sono più etici e che in qualche maniera garantiscono più equità e più democraticità”.
