6 aprile 2009 ore 3:32 Carlo Cruciani, dalla trincea del 112 l’inferno del sisma

28 marzo 2025 | 19:06
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6 aprile 2009 ore 3:32 Carlo Cruciani, dalla trincea del 112 l’inferno del sisma

La notte del terremoto dell’Aquila, le registrazioni delle telefonate con le richieste di aiuto che hanno fatto il giro del mondo. Dall’altro capo del filo, Carlo Cruciani, brigadiere capo dei carabinieri ospite della rubrica Grandangolo.

“Sai quanti ne hai persi, non sai quanti ne sei riuscito a salvare!” Carlo Cruciani, brigadiere capo dei carabinieri, la notte del terremoto dell’Aquila era in prima linea, da addetto alla centrale operativa del 112. Le registrazioni di quella maledetta notte hanno fatto il giro del mondo, sottotitolate in tante lingue, e sono state, in questi 16 anni, il simbolo di ciò che gli aquilani hanno dovuto affrontare.

Carlo Cruciani si è raccontato a IlCapoluogo ed ha parlato dello choc, dello smarrimento, ma anche della necessità di tuffarsi nel lavoro, di aiutare: “Quel momento ti cambia la vita, è così tragico che avverti quello che avverte la gente fuori, ma la gente non lo sa. Eravamo in due, con me c’era anche Maurizio, che ha saputo che la sua famiglia fosse salva solo alle 10 di mattina: non ci siamo potuti fermare. Abbiamo cercato riparo sotto le colonne portanti della centrale operativa. La gente esternava il terrore che viveva in quei frangenti. I nostri appunti erano pieni di interventi da fare, era tutto urgente. Siamo andati via solo alle 18. Sono tornato a casa e l’ho trovata intatta, fino a quel momento non avevo informazioni”.
Nel video del Capoluogo un estratto di due minuti delle registrazioni di quella terribile notte.
“Ci furono un paio di scosse prima che iniziassi il turno all’una – ha ricordato Carlo Cruciani nella lunga video intervista rilasciata al direttore David Filieri – per cui quando arrivai in ufficio c’era già fermento. Alle 3.32 è iniziata anche per me, come per tutti noi, una nottata infernale. Al momento della scossa è andata via la corrente, sono crollati pannelli e attrezzature. Partì un generatore che ci permise di lavorare in assenza di rete elettrica”.
Le sensazioni e i sentimenti: “Il senso di impotenza che provi dopo, quando sai che ci sono state 309 vittime: non sai quante ne hai salvate, ma sai quante ne hai perse. Dopo i primi minuti, avuta contezza di quello che era successo, della vastità del dramma, ci siamo accorti che le forze in campo non erano in grado di gestire un’emergenza simile. La reazione è quella di fare mente locale, cercare mezzi e personale per ampliare il raggio d’azione, come abbiamo fatto, da fuori. Nei primissimi minuti c’erano in strada solo le pattuglie utilizzate per il normale controllo del territorio, altri predisposti a seguito delle scosse che c’erano state. Chiesi io stesso a un civile che aveva mezzi pesanti e ruspe di contribuire ai soccorsi e alla ricerca. Gli aiuti sono cominciati ad arrivare all’alba, dal Nord Italia e da Roma”.
Cruciani ha ricevuto un encomio per il lavoro svolto. Ha parlato di quei terribili istanti nel corso della nota rubrica del Capoluogo Grandangolo, intervistato da David Filieri all’Aquila, al Parco della Memoria, immagini Daniele Cantalini.
Da gennaio Carlo Cruciani è un brigadiere capo dei carabinieri in pensione. Un passaggio che sta vivendo con tranquillità: “Mi sento bene, per il resto ci sono obiettivi e cose da fare. Mi diverto con le macchine sportive, sono pilota d’aereo. Sto prendendo la patente nautica”.

6 aprile, carlo cruciani