Quando a Paganica c’era il Cinema

Il Cinema Italia di Paganica fu edificato da Nello Garbini intorno al 1950 circa, una sala di metri 30×10 con 300 posti. Una suggestiva rievocazione
In questo contributo di Mauro Rosati la storia del Cinema Italia è l’occasione per immergersi nella Paganica della metà del secolo scorso.
Poco più di una settimana fa percorrevo la S.S. 17 bis, nel tratto che collega Tempèra con Paganica, quando mi sono imbattuto in una curiosità.
Avevo da poco superato il bel Museo dei Carri d’Epoca di Concezio Cacio, studioso e maestro artigiano dell’arte del “facocchio”, quando poche centinaia di metri più avanti, su un bel muro di cinta in pietra intonacata, leggo una targa stradale (targa odonomastica) con l’intitolazione di «Via del Cinema».
Automaticamente scocca la “scintilla” della curiosità e, per prima cosa, vado a consultare il Viario ufficiale del Comune dell’Aquila (Viario aquilano) per verificare di aver letto bene; e trovo conferma della denominazione «Via del Cinema», nel distretto comunale della Delegazione di Paganica.
Il nome della via sembra già parlare chiaro, ma valeva la pena approfondire.
Non mi meravigliava, infatti, che un borgo popoloso come Paganica potesse avere un cinema. Ciò che mi incuriosiva era piuttosto la posizione, un po’ decentrata rispetto al cuore del centro abitato, in una zona parzialmente rurale fino a circa mezzo secolo fa. Siamo nel Rione di Pietralata («Pretalata» in dialetto locale), una delle antiche ville (villaggi) della Terra di Paganica, situata sulla riva destra del torrente Raiale, oggi integrata con Paganica in qualità di Rione conservando sempre, cosa molto importante, la sua denominazione storica (un po’ come San Giustino, un’altra antica villa paganichese).
Tornando al cinema, chiedo quindi notizie, ed ecco che dal suo “cilindro” di conoscenze, Fernando Rossi, noto studioso di storia e tradizioni della Terra di Paganica nonché amministratore del gruppo “social” tematico «Paganica de na vote», tira fuori non solo la conferma del cinema ma anche belle foto d’epoca di alcuni operatori al lavoro: Antonio Perazza, Francesco Rotellini, Franco Morelli; immagini d’altri tempi (vedi foto in apertura) che richiamano un po’ alla mente le atmosfere del «Nuovo Cinema Paradiso» dell’omonimo film (1988) di Giuseppe Tornatore.
Sempre lo studioso Fernando Rossi racconta, attingendo dai suoi ricordi diretti, che la sala paganichese si chiamava «Cinema Italia» e, continua, «da ragazzino ci andavo, proiettava solo la domenica, e alla chiesa sulla porta della sacrestia, il parroco avvisava i fedeli se il film in programma era vietato o meno»; la figura del “parroco-censore”, proprio come il «don Adelfio» di «Nuovo Cinema Paradiso».
E poiché un ricordo tira l’altro, qualche giorno dopo ho avuto l’opportunità e il piacere di poter parlare anche con il signor Francesco Rotellini, amico di Fernando Rossi, giovanissimo operatore del «Cinema Italia» negli anni ’60, insieme ai signori Antonio Perazza e Franco Morelli, e che anche oggi cura proiezioni pubbliche in occasione di feste di paese. Francesco Rotellini mi narra così le vicissitudini storiche di questo cinema paganichese: il «Cinema Italia» di Paganica fu edificato da Nello Garbini intorno al 1950 circa, una sala di metri 30×10 con 300 posti. Dopo la costruzione, il cinema venne dato in affitto a Tonino Zùgaro, poi a Giovanni Reato che lo gestì per circa dieci anni, quindi ad Aurelio Morelli e poi a Romeo De Santis, ultimo affittuario della sala cinematografica. Dopo la chiusura il fabbricato del cinema cambiò destinazione d’uso, diventando una “Scuola Materna” (l’odierna “Scuola dell’Infanzia”); infine venne demolito e al suo posto sorsero delle abitazioni.
Tuttavia, anche se oggi non esiste più materialmente, il «Cinema Italia» di Paganica, che ha segnato una pagina di storia nella cultura locale, sopravvive simbolicamente proprio grazie a quella «Via del Cinema»: ecco quindi un esempio dell’importanza nel coltivare e rispettare l’onomastica dei luoghi, che tanta storia e tante storie ha da raccontarci. Quei decenni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale furono molto vivaci a Paganica: sempre il signor Francesco Rotellini racconta che subito dopo la guerra e prima della costruzione del «Cinema Italia» (quindi tra il 1945 e il 1950 circa), un primo cinema era stato allestito nella storica e bellissima Villa Dragonetti, per iniziativa di Emilio De Cesaris; poi, sempre in quei primi anni dopo la guerra, la sala cinematografica venne trasferita nella zona «del Castello», nel Rione Colle di Paganica, presso la dimora storica del prelato paganichese Giuseppe de Rubèis, vescovo dell’Aquila negli anni 1599-1605. Quasi come un richiamo visivo simbolico, lo storico palazzo del vescovo de Rubèis, oggi recuperato dopo i danni provocati dal sisma del 2009, si ammira in un bello scorcio da Via del Salvatore (proprio nel Rione di Pietralata) grazie alla sua posizione elevata sul Colle di Paganica, nelle vicinanze della bella e antica chiesa di Santa Maria del Presepe (o «del Castello») la quale attende invece la ricostruzione che merita. In conclusione del racconto il signor Rotellini aggiunge che a Paganica c’era altresì un teatro già prima della Seconda Guerra Mondiale, attestato da foto d’epoca e utilizzato anche come cinema fino al 1975, presso l’allora convento dei Frati Minori che oggi, a partire dagli anni 2000 (alcuni anni prima del terremoto del 2009), è diventato il convento delle suore Clarisse, ossìa il ramo femminile dell’Ordine Francescano (il «Secondo Ordine»).
Dopo aver parlato con il signor Francesco Rotellini esco dall’antica ex chiesa del Salvatore in Pietralata, meritevolmente recuperata e rifunzionalizzata dal Gruppo Alpini di Paganica come centro culturale di aggregazione sociale: un esempio concreto di ricostruzione materiale e sociale, due facce della stessa medaglia. Dall’esterno di questa bella chiesa in pietra, in Via del Salvatore, ammiro proprio lo scorcio verso il Rione Colle, del quale ho scritto poco più sopra.
Dicevamo prima, non era strano un cinema in un grande borgo come Paganica, al pari di tante altre realtà, perché c’è stato un tempo in cui si andava al “cinematògrafo” non soltanto per svago ma anche, prima della diffusione della TV, per guardare i notiziari periodici, “antenati” dei telegiornali: famosa, ad esempio, è la «Settimana INCOM», cinegiornale settimanale distribuito nei cinema dal 1946 al 1965 per un totale di 2555 numeri.
( Fonte: Archivio LUCE, https://www.archivioluce.com/archivio-cinematografico/cinegiornali/la-settimana-incom-1946-1965/ ).
Per concludere, cito una curiosità-collegamento tra Contado e Città, sempre in tema di «Paganica» e di sale cinematografiche.
Per quelle piccole e grandi casualità della Storia, proprio in Piazza Santa Maria Paganica a L’Aquila, piazza capoquarto di Santa Maria, si trovava uno dei più “antichi” cinematògrafi aquilani: il «Cinema-Teatro Orfeo», attivo fino alla metà del XX secolo e situato a pochi metri dall’Arco Ardinghelli, in un palazzo al posto del quale oggi sorge un condominio ricostruito dopo il sisma del 2009, come narrato da diversi nostri concittadini con riferimento anche a foto d’epoca che ritraggono il palazzo almeno fino alla seconda metà degli anni ’50. Popolarmente il «Cinema-Teatro Orfeo» era anche chiamato «Ju Piucchìttu» (Il Pidocchietto) per le ridotte dimensioni della sala, come risulta sempre da testimonianze storiche orali dirette e indirette, in particolare quelle riferitemi dai concittadini Giovanni “Gianni” Carosone e Sandro Zecca, cultori e portatori di tante memorie storiche della quotidianità della nostra Città dell’Aquila.
Insomma… se studiata e trattata con cura, quante cose interessanti ci racconta l’onomastica delle vie e delle località! Piccole e grandi storie nonché curiosità dei nostri luoghi quotidiani, tante notizie su quella importante disciplina chiamata «Storia».
Un ringraziamento doveroso a Giovanni “Gianni” Carosone, a Fernando Rossi, a Francesco Rotellini, a Sandro Zecca per la loro cortese disponibilità nel condividere le loro conoscenze e i loro ricordi.
Nella foto «Paganica, Cinema Italia: gli operatori Francesco Rotellini, a sinistra, e Franco Morelli, a destra. (Si ringrazia Fernando Rossi per la foto)».