Sisma L’Aquila, dalle sentenze choc ai risarcimenti: 16 anni di battaglie

Sisma L’Aquila, 16 anni dopo intervista all’avvocato Wania Della Vigna che ha seguito cause sul crollo della Casa dello Studente. L’importanza del passo compiuto dalla Regione sui risarcimenti
Sisma L’Aquila, a pochi giorni dal sedicesimo anniversario il travagliato percorso giudiziario mostra qualche certezza e risultato significativo, dal punto di vista simbolico e non solo. In particolare nel filone dei processi sul crollo della Casa dello Studente, dove la Regione Abruzzo ha di fatto riconosciuto le proprie responsabilità, e quindi le responsabilità pubbliche, nei confronti delle vittime e dei sopravvissuti.
Lo dice al Capoluogo Wania Della Vigna, che da legale ha seguito proprio relativamente al crollo della Casa dello Studente cause civili che riguardano in tutto due vittime e 23 sopravvissuti. “Di recente la Regione Abruzzo – dichiara al Capoluogo – mi ha chiesto un tavolo di trattativa per arrivare al risarcimento danni. Si può dire quindi che un capitolo si sia chiuso, e riguarda un edificio simbolo di quella tragedia, visto che apparteneva ad enti pubblici e aveva la funzione di proteggere e tutelare le fasce più vulnerabili della popolazione. La richiesta della Regione sancisce una responsabilità acclarata che speriamo sia un viatico per il futuro, e che contribuisca a fare sì che gli enti pubblici abbiano cura degli edifici. Non è il terremoto a uccidere, ma la negligenza e l’imperizia delle persone”.
Ci sono quindi sviluppi giudiziari importanti accanto a quelli di cui si parla in queste ore, che hanno a che fare con la questione del sostegno della tesi della responsabilità delle vittime, in alcune sentenze tracciata, in altre, come l’ultima di cui si ha notizia, rigettata.
Nel caso del crollo della Casa dello Studente era già stata sancita, nei verdetti processuali, tutta l’evidenza di quanto dichiarato da Della Vigna, sulle responsabilità umane e nello specifico degli enti pubblici. L’avvocato ricostruisce tutto il percorso: “Comincia tutto già all’indomani del terremoto: la Procura dell’Aquila inizia le indagini, fa sequestrare tutti gli edifici crollati dove si sono registrate vittime e lesioni. Il primo edificio a essere sequestrato è proprio la Casa dello Studente. Il procuratore si circonda di un pool di esperti, per determinare le cause del crollo e capire se ci sono state concause umane”.
Emerge così, prosegue Wania Della Vigna che “la Casa dello Studente, costruita nel 1965, presenta delle problematiche. Appartiene alla Regione Abruzzo ed è cogestita con l’ADSU. Si chiede il rinvio a giudizio: il processo viene effettuato di fronte al giudice Giuseppe Grieco che dispone una perizia che a sua volta ravvisa responsabilità umane. C’è la condanna di quattro tecnici (tre ingegneri e un architetto) che hanno proceduto alla trasformazione dell’edificio Angelini a studentato. La condanna, tra cui quella a omicidio colposo plurimo, viene confermata in Appello e in Cassazione. Gli imputati hanno chiesto il rito abbreviato e quindi erano rimasti fuori dal processo responsabili civili tra cui la Regione e l’ADSU”.
A quel punto, dice Wania Della Vigna “individuo profili di responsabilità degli enti in sede civile, in particolare della Regione e dell’ADSU. Li chiamo in quanto responsabili civilmente per la morte e le lesioni riscontrate dai sopravvissuti. Per i ragazzi sopravvissuti sono riuscita a far dimostrare la sindrome post – traumatica da stress, dando luogo a risarcimenti importanti. La prima sentenza che ottengo è del 2018, da allora si sono succedute tante sentenze civili di condanna con il riconoscimento della responsabilità civile sia della Regione che dell’ADSU. Viene riconosciuta la responsabilità in quanto la Regione era proprietaria e l’ADSU usuaria, avevano l’obbligo di manutenzione ordinaria e straordinaria, e in più l’ADSU è stata chiamata a rispondere per l’operato del proprio dipendente e collaboratore. Il problema ventilato in questi processi è che si andava a eccepire l’eccezionalità e imprevedibilità del sisma, ma il terremoto rientra nelle norme previste dalle leggi e il concetto di eccezionalità non è quindi passato. Le sentenze di appello hanno confermato le sentenze civili di primo grado”.
Fino al passo di ammissione compiuto dalla Regione.